|
Le biciclette a Reggio sono così tante che non si contano. Anzi, sì. Il singolare "contabici" piazzato in corso della Chiara segna i passaggi dei ciclisti in centro storico, o per dirla alla reggiana nella Mandorla. Dalle 7 alle 11.30 settemila transiti: bambini in mountain bike, anziani in sella a intramontabili marchi, e poi tante bici con le sacche montate sui portapacchi. Perché qui, a Reggio Emilia, l'ecologica, salutare "dueruote" sta vincendo la gara contro l'automobile, che, nell'Italia autodipendente, è impresa assai difficile. Che il capoluogo emiliano sia la città "maglia rosa" per ciclabilità lo conferma anche la speciale classifica di Legambiente, stilata nel 2009 in base a dati del 2008: Reggio svetta con ben 143 chilometri di piste ciclabili e con un rapporto di quasi 33 metri per ogni 100 residenti. Nella patria del tricolore e dei tortelli la bici, in realtà, è qualcosa di più di un semplice mezzo di trasporto. «La bicicletta ha da noi qualcosa del cane; continua compagna che si porta con sé, magari senza montarla, per arrivare a casa, al caffè che dista venti metri», annotava lo scrittore Cesare Zavattini, sceneggiatore di Ladri di biciclette e nativo di Luzzara, avamposto reggiano sul Po. Reggio sul sellino c'è sempre andata. Il primo maggio del 1889 il cavalier Naborre Campanili, allievo e amico di Giosue Carducci, fondava in città il "Veloce club", una delle prime associazioni cicloamatoriali italiane, e il quotidiano La Giustizia, nel 1905, pubblicava addirittura una lode alla "Giulia", il nomignolo con cui da queste parti era soprannominata la bici. Poi, si poteva anche discutere se il "ciclo" fosse oggetto proletario o borghese e perfino nemico della lotta di classe. A dire il vero, però, sempre nel 1905, infischiandosene delle tesi poco cidofile di alcuni leader socialisti della fine dell'Ottocento, Reggio dava i natali all'associazione dei Ciclisti rossi, sul modello delle esperienze socialdemocratiche tedesche. Anche così si spiega un primato nazionale che nel capoluogo è motivo di vanto, tanto quanto l'eccellenza riconosciuta delle scuole per l'infanzia. Oggi, chi si muove in città pedalando può usufruire di 12 ciclovie radiali e tre percorsi anulari attorno al centro storico; 13 postazioni per il bike sharing, cioè il noleggio del mezzo (oltre 300 biciclette). «Tutto il centro storico è a priorità pedonale e ciclistica», spiega Gianfranco Fantini, fondatore dell'associazione cicloecologista Tuttinbici Fiab di Reggio: «Via i sensi unici, raddoppio, quando si può, delle piste per cicli sulla stessa strada, quelle per i biker "lepri", ma anche quelle per i ciclisti "tartaruga", targa dei mezzi per prevenire i furti. C'è perfino un servizio di "pronto intervento" per assistere chi fora lontano da casa». A gestirlo è la cooperativa II Fiore che opera nel campo dell'inserimento nel lavoro di ex detenuti. Per il progetto comunale "Bici in città" hanno attrezzato un deposito-officina al parcheggio del Foro Boario, aperto dalle 7.30 alle 20.30. «Qui gli anziani vengono anche ad acquistare le nostre bici rigenerate, assemblate con pezzi di mezzi rottamati. Ma può capitare pure il signor Carlo, arzillo ottantanovenne, che ci richiede la ruota posteriore della bici con cui Beppe Saronni vinse il Giro del 1979», racconta Marco Tamagnini, presidente della cooperativa, cidomane che tiene in casa sette biciclette a uso familiare. A Reggio anche i bambini vengono incentivati a pedalare. Da tre anni è in funzione un singolare servizio del Comune in collaborazione con Tuttinbici che si chiama BiciBus: si tratta dell'accompagnamento a scuola degli alunni delle elementari. «Si forma una carovana di baby ciclisti che viene scortata, lungo le ciclovie, da alcuni genitori volontari. Funziona come un vero scuolabus, che prevede capolinea e fermate intermedie. Il Comune fornisce un kit con pettorina e baschetto. Il resto lo fanno i genitori. Quest'anno sono stati coinvolti seicento bambini di 17 scuole elementari cittadine e duecento adulti volontari», spiega Gianfranco Fantini, che coordina l'iniziativa. «La bici è il paradigma della nostra idea di città: una comunità di persone che si incontrano e che riconoscono nello stare assieme una ricchezza, non un motivo per aver paura. Abbiamo ristrutturato le piazze e cercato di aprire alla bici perché questa rappresenta un approccio gentile, conviviale alla città: ti permette di respirarne gli odori, gustarne i sapori. Da qui nasce il forte investimento dell'amministrazione in questo mezzo e il nostro ambizioso Biciplan redatto nel 2008, che solo i tagli previsti dalla Finanziaria e il famigerato "patto di stabilità" possono rallentare»: ci sono filosofia e concretezza nelle parole del Sindaco di Reggio, Graziano Deirio, medico endocrinologo, padre di nove figli «tutti ciclisti», come ci tiene a precisare, nonché appassionato "allievo" di Ivan Illich, colui che intuì il potenziale ecologico di questo mezzo di trasporto e cantò già nel 1973 l'elogio della bicicletta in un memorabile testo. «Quando si parla di sicurezza in città si pensa sempre all'ordine pubblico», continua il Sindaco. «Reggio nel 2009 non ha avuto neanche un omicidio, ma nel 2004 prima che partisse il Biciplan, si sono contati 25 morti per incidenti stradali tra i soggetti deboli. Il pericolo da noi è la strada, altro che l'immigrato. Da quando abbiamo incrementato il trasferimento su due ruote questo dato negativo è scomparso». E a pedalare in città hanno iniziato pure le donne straniere che nei loro Paesi non hanno conosciuto la cultura delle dueruote. Lo ha fatto anche Samia, trentenne tunisina, da dieci anni a Reggio, grazie alla Scuola di bicicletta del Comune. «Cinque lezioni in sella mi hanno cambiato la vita: meno tempo perso in tragitti e più tempo libero», assicura. Non è forse questo il bello della bici?
2,40 milioni le biciclette prodotte ogni anno in Italia Siamo i primi in Europa a produrle, ma non a usarle. Con 2.400.000 cicli fabbricati all'anno, l'Italia è il principale produttore in Europa di biciclette, seguito da Germania, Olanda e Polonia. Siamo, invece, indietro come utilizzatori del pedale: infatti, nel nostro Paese si vendono annualmente due milioni di cicli (poco più di mezzo miliardo di fatturato): all'inarca tre biciclette ogni cento abitanti, contro le sei di Germania e Austria e le nove di Olanda e Danimarca. Molti i motivi, tra i quali la scarsità di piste ciclabili: i nostri 1.200 chilometri rappresentano solo l'1 per cento della viabilità totale. L'Olanda, per dire, ne ha 4500.
Scarica l’articolo completo:
La citta' maglia rosa- Famiglia Cristiana del 08/07/2010 , di ALBERTO LAGGIA - FOTO VISION
|