Quando il bike sharing assume le sembianze del potere
Martedì 03 Luglio 2012 08:42
pesante

Un ragazzo di 26 anni, marocchino irregolare si appropria di una bicicletta del bike sharing a Torino. I poliziotti lo inseguono, lui si rifugia in uno stabile occupato di Via Aosta. Altri ragazzi fanno scudo per impedire ai poliziotti di raggiungerlo. Il ragazzo cerca di uscire dal retro ma viene bloccato e arrestato. Gli anarchici, una decina, denunciati per resistenza a pubblico ufficiale.

Ecco che la bicicletta da simbolo di libertà diventa strumento di oppressione e scatta la rappresaglia:

nella notte del 14 giugno vengono tagliate le gomme a 267 bici del sistema ToBike a cui sono abbonati 27 mila torinesi. L’atto di ribellione viene ripreso dalle telecamere e due ragazze di 23 e 28 anni, residenti rispettivamente a Catania e a Mantova, e un ragazzo, di 23 anni di Cuneo, vengono denunciati per danneggiamento aggravato.

L’assessore all’Ambiente Enzo Lavolta a commento della notizia della denuncia dei tre ragazzi ha dichiarato: “A nome dei cittadini torinesi e a tutela dei beni pubblici offerti alla comunità la Città di Torino ha deciso di costituirsi parte civile”. E ha aggiunto: “Abbiamo inoltre deciso di riutilizzare i copertoni danneggiati dall’atto vandalico destinandoli, anziché alla discarica con un ulteriore costo per la comunità, al riciclo, grazie alla creatività di un’azienda del nostro territorio che li trasformerà in cinture. Questa, insieme all’azione meritoria degli inquirenti e dell’autorità giudiziaria nei confronti dei responsabili, riteniamo sia la miglior risposta al gesto inqualificabile che ha voluto ferire la città”.

Fin qui la cronaca. Certo è uno strano destino, quello del bike sharing, se si pensa che ad inventarlo furono proprio gli anarchici, i Provos olandesi che nei primi anni ’60 misero in pratica il "piano delle biciclette bianche", la messa a disposizione della cittadinanza di Amsterdam di un certo numero di biciclette collettivizzate. Biciclette sempre aperte a disposizione di chiunque se ne volesse servire, anche se marocchino e irregolare.

 
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